La Callas era greca. Come le olive.
I segreti della lirica raccontati da Corrado Augias (7)
Pavarotti aveva un tenore di vita grasso.
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La traviata era una escort.
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Un monito ai “conservatori”
«Vivere significa cambiare, ed essere perfetti significa aver cambiato spesso». (John Henry Newman)
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Quella Messa per la poetessa suicida che crea scandalo
I
l Codice di Diritto Canonico indica alcune circostanze in base alle quali un cattolico non può ricevere i funerali in Chiesa. Si tratta, in generale, di quei casi in cui il defunto aveva apertamente e pubblicamente abbandonato la fede o la comunione ecclesiale. In queste circostanze sembra coerente, infatti, non celebrare un rito proprio di quella fede che la persona stessa aveva rifiutato apertamente. Altre casi riguardano invece comportamenti che contraddicono la vocazione cristiana, tali da far ritenere le persone come «peccatori manifesti, ai quali non è possibile concedere le esequie senza pubblico scandalo dei fedeli» (Codice di Diritto Canonico, canone 1184, §1). Sempre lo stesso canone aggiunge che nei casi dubbi la decisione finale spetti comunque al vescovo locale.
Come si vede non esiste perciò una norma canonica che vieti direttamente la celebrazione dei funerali di un suicida, seppure secondo il ‘Catechismo della Chiesa cattolica’ (2280 – 2283) darsi la morte sia considerato un peccato gravissimo.
La scelta del cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, di celebrare a Pasturo, provincia di Lecco, un Messa in memoria della poetessa Antonia Pozzi, morta suicida nel 1938, non è di per sé quindi un atto rivoluzionario, dal punto di vista ecclesiale.
In un articolo firmato da Armando Torno, apparso sul Corriere della sera il 16 aprile, il porporato ha spiegato le ragioni del gesto sottolineando che la Chiesa, attualmente, “presta molta attenzione alle dimensioni interiori della tragedia” di chi compie un suicidio. Ha inoltre aggiunto che “se l’evento drammatico nasce da superficialità o è causato dal disprezzo dei valori della vita”, evidentemente “non può essere oggetto di una celebrazione esplicita”. Mentre il caso della scrittrice, toltasi la vita a soli 26 anni, è quello di una persona dotata di “forte spiritualità e di intensa ricerca interiore, travolta da una sensibilità estrema”. Spiegazioni che non sembrano in contrasto con le norme canoniche sopra citate.
Eppure, la scelta di Ravasi, ha suscitato reazioni polemiche almeno su due quotidiani italiani. Sia Marcello Veneziani, nel suo Cucù quotidiano del 17 aprile su Il Giornale, sia Ruggero Guarini, in una ‘letterina significativa’ apparsa lo stesso giorno su Il Foglio, hanno avanzato perplessità e mosso critiche al gesto del cardinale.
Vediamo con quali argomentazioni.
Veneziani polemizza con Ravasi chiedendosi perché la Chiesa scelga di aprire le porte a una poetessa suicida “per tormento spirituale” e non le apra invece “a chi si uccide per crisi economica o disperazione di vita”. Ma non si capisce da dove tragga la convinzione di questa distinzione e di questo conseguente divieto. Le cronache di queste settimane sono purtroppo disseminate delle cerimonie funebri di imprenditori e lavoratori stritolati dalla crisi. D’altra parte lo stesso ‘Catechismo’ asserisce che “l’angoscia o il timore grave della prova, della sofferenza, possono attenuare la responsabilità del suicida” e che comunque “la Chiesa prega per le persone che hanno attentato alla loro vita”. Veneziani si interroga inoltre su quale messaggio possa derivare dalla scelta di celebrare i funerali della poetessa suicida. Soprattutto tenendo conto di quelle persone che “tentate di suicidio non lo hanno fatto per residuo timor di Dio e di dannazione”. Verrebbe da rispondergli che ne derivi un messaggio di misericordia.
Curiosamente, invece, nel suo articolo Ruggero Guarini rimprovera al card. Ravasi proprio la mancanza di questa virtù morale eminentemente cristiana. Secondo lo scrittore, celebrare i funerali di una poetessa per la sua “sensibilità interiore” è un atto discriminatorio nei confronti delle “tante semplici creature che spesso si uccidono sopraffatte da una disperazione anche per loro forse inesplicabile”. Insomma, anche qui, la decisione del presidente del dicastero della Cultura, lungi dall’essere vista come un gesto esemplare di vicinanza a chi si toglie la vita, è interpretata come una concessione esclusiva a un intellettuale. E questo senza che nulla autorizzi a credere che siano le qualità artistiche della Pozzi l’unico motivo di questa concessione. Se mai sono la prima motivazione di una scelta che vuole chiaramente prenderla a modello di una condizione tragica che accomuna molti esseri umani – a cui la Chiesa vuole essere vicina – e che lei ha solo saputo esprimere meglio degli altri con la parola.
Sarebbe interessante perciò interrogarsi sui motivi di queste critiche che giungono da fogli frequentati dai così detti ‘atei-devoti’. Forse, lo sforzo della Chiesa di aprirsi al dialogo con i ‘lontani’ – evidente nell’attività del dicastero della cultura e del suo presidente – infastidisce chi, pur dichiarandosene estraneo, vorrebbe che la comunità cattolica fosse allergica a qualsiasi rinnovamento o apertura. Oppure l’argomento liturgico resta un’irresistibile attrazione per i corsivisti in cerca di un tema originale e sfizioso, buono per provocare e creare confusione in un un’opinione pubblica già piuttosto ignorante dal punto di vista della dottrina cattolica.
Fabio Colagrande
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Humour, barometro della fede
“La gioia profonda del cuore è anche il vero presupposto dello ‘humour’; e così lo ‘humour’, sotto un certo aspetto, è un indice, un barometro della fede”. (Benedetto XVI)
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La protagonista della Bohème è chiamata generalmente Mimì ma il suo vero nome era Lucia.
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