Conviene parlare di valori non negoziabili in campagna elettorale?

Su Avvenire, quotidiano della Conferenza episcopale italiana, è apparso oggi in prima pagina un forte appello ai candidati parlamentari cattolici affinché si pronuncino espressamente sui temi etici. (Ciò che non va tra parentesi di Francesco D’Agostino). Gli fa eco sul quotidiano Il Foglio il pezzo del vaticanista Paolo Rodari (Elezioni 2013 , la grande fuga dei cattolici dai valori negoziabili) che denuncia la latitanza dei temi a valenza etica nella campagna elettorale dei candidati alle prossime parlamentari e, riprendendo delle parole del collega Sandro Magister,  il silenzio della Cei su questa latitanza rispetto a un’esplicita presa di posizone del cardinal Ruini sul Corriere della Sera. Forse non sono valori che gli elettori considerano di importanza primaria in epoca di crisi. Forse temi come l’aborto, l’eutanasia e le nozze gay sono troppo polarizzanti e non convengono a chi è a caccia di voti.  Ma sembra che almeno una parte delle istituzioni ecclesiali voglia serrare di nuove le file su questi valori. D’altronde sembra a molti il metodo più giusto per tutelare questi principi nel futuro parlamento. I candidati ascolteranno questi inviti? Come diceva il poeta “lo scopriremo solo vivendo”, ma i dubbi restano. primariesbt_36896

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‘Cattolici e B, cambia il vento’

“E’ evidente che la ‘decisione dirompente e senza vero motivo’ (così testualmente Avvenire), con cui Berlusconi è tornato in campo, è avvertita con enorme irritazione dalle gerarchie ecclesiastiche, perché ha strappato la tela che i gruppi cattolici di centro stavano tessendo per riportare Monti, totalmente gradito alla Chiesa e a Benedetto XVI, alla presidenza del Consiglio in Primavera”. (Marco Politi, ‘Cattolici e B, cambia il vento’ Il Fatto Quotidiano, 11-12-12-, p. 18)

“In Cei le bocche sono cucite, così come fra i delusi del Pdl. Ma la realtà è che il cantiere è aperto per creare quel Ppe italiano a cui si vorrebbe mettere Monti come guida. Un Ppe i cui nemici sono da una parte la sinistra, dall’altra Berlusconi a cui si vuole sottrarre il meglio dell’area moderata”. (Paolo Rodari, ‘La lista Bagnasco vota Monti, con i pidiellini delusi, reduci ruiniani e ciellini’, IL FOGLIO, 11-12-12, pag. I)

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Il Papa su Twitter: un’operazione di marketing?

“(…) eppure, dice Fabio Pasqualetti, docente presso la facoltà di Scienze della comunicazione sociale dell’Università pontificia salesiana, la discesa del Papa su Twitter, seppure positiva, “sembra avere però i contorni di un’operazione di marketing”. Dice: “La Chiesa si gioca oggi la sua credibilità soprattutto nella vita reale, nel saper rispondere alle domande della crisi del lavoro, della speculazione finanziaria, dell’avidità del mercato, della corruzione della politica. La presenza sul Web, seppure importante, è secondaria alla necessità di rinnovamento che la chiesa dovrebbe fare. Anche la presenza del Papa su Twitter in questo senso mi sembra figlia di un’ebbrezza dovuta al fascino che la tecnologia esercita su chiunque nel promettere una quasi infinita espansione di sé stessi. Ma mi domando, poi cosa resta? E soprattutto: ha senso dire che il Papa sarà su Twitter se poi in pratica non starà nelle logiche di Twitter?”. (Paolo Rodari, L’oppio dei popoli e l’hashtag di Dio, IL FOGLIO, 11-12-12, p. I)

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Quel cattivo rapporto tra Chiesa e media

di Fabio Colagrande | 12 luglio 2012

A un atteggiamento critico ma costruttivo, che parta dalla denuncia per proporre un rinnovamento, si preferisce una raffigurazione edulcorata della realtà ecclesiale

http://www.vinonuovo.it/index.php?l=it&art=921

Il Simposio internazionale “Verso la guarigione e il rinnovamento”, organizzato nel febbraio scorso dalla Pontificia Università Gregoriana, con il convinto appoggio della Santa Sede, per potenziare e uniformare il contrasto al fenomeno degli abusi sessuali su minori commessi da rappresentanti del clero, resta un avvenimento ecclesiale fondamentale del 2012. Sia per la delicatezza e l’importanza del suo obiettivo, sia per lo sforzo di coordinamento e coinvolgimento globale intrapreso dagli organizzatori. Torno a parlarne, nei giorni in cui le Edizioni Dehoniane ne pubblicano gli Atti, per recuperare e isolare uno spunto – secondo me decisivo per il futuro dell’azione pastorale ecclesiale – emerso dal convegno e ben sottolineato da Maria Elisabetta Gandolfi nel suo reportage dalla Gregoriana, dal titolo ‘Senza alternative’, apparso sul n° 4 della rivista “Il Regno” di quest’anno.

Il simposio ha avuto infatti, tra le altre cose, il pregio di cogliere e denunciare i gravi errori commessi dalla Chiesa nel gestire dal punto di vista comunicativo la drammatica vicenda dei casi di pedofilia al suo interno. Come ben sottolinea Gandolfi, al convegno romano si sono sentire pronunciare, per la prima volta, “parole nuove” su questo tema. In pratica, cardinali e vescovi si sono trovati d’accordo sul fatto che il cattivo rapporto della Chiesa con i mass-media, impostato sulla non-collaborazione, sulla sfiducia nei loro confronti e sulla demonizzazione di qualsiasi sacrosanta denuncia dei comportamenti scandalosi di sacerdoti e religiosi, abbia avuto effetti negativi deflagranti dal punto di vista pastorale. Ne è emersa l’immagine di una Chiesa incapace di autocritica, intenta a nascondere anziché a rivelare le proprie gravi magagne, salvo poi a correre frettolosamente ai ripari sulla scia delle accuse che arrivano dal “mondo esterno”. Tutto il contrario dunque di quella trasparenza, apertura e sincerità che il Simposio della Gregoriana ha affermato dovranno essere, appunto ‘senza alternative’, le parole d’ordine per il futuro dell’azione ecclesiale in questo campo.

Mi pare, però, di poter dire che queste prese di posizione coraggiose dovrebbero reimpostare a tutto campo la relazione della Chiesa con i media. E suggeriscono forse anche un mutamento di prospettiva degli stessi mezzi di comunicazione cattolici, spesso piuttosto impacciati, o peggio reticenti, quando si tratta di mettere sotto analisi le strutture ecclesiali. Una giusta lettura in chiave positiva delle più o meno gravi problematiche ecclesiali non può mai prescindere infatti da un’obiettiva, esplicita, diagnosi di ciò che non va. Ma, purtroppo, sembra a volte che i giornalisti vicini alle strutture ecclesiali abbiano timore di passare per dissidenti o anti-clericali nel parlare di temi come i gravi reati commessi da sacerdoti o laici cattolici, le incapacità comunicative o pastorali, la crisi di vocazioni o la secolarizzazione avanzante. A un atteggiamento critico ma costruttivo, che parta dalla denuncia per proporre appunto un rinnovamento, si preferisce l’oblio e una raffigurazione edulcorata della realtà ecclesiale. Oltre a bloccare così qualsiasi processo ‘terapeutico’ (nessun malanno, nessuna medicina) si finisce così per lasciare campo libero ai cosiddetti media ‘laici’ che – spesso senza alcun intento positivo ma seguendo la logica utilitaristica dello scoop – sbattono i “fattacci” in prima pagina danneggiando gravemente l’immagine di tutta la Chiesa.

Quanto gioverebbe invece, a livello comunicativo, un’analisi di certe patologie ecclesiali, spietata ma al contempo giusta, fatta “internamente”, da chi conosce davvero certe complesse dinamiche e ha interesse a ricreare e non a distruggere? Mi pare oggi una domanda ineludibile da chi nella Chiesa si occupa di comunicazione. E lo dico anche alla luce delle riflessioni di Fabrizio Mastrofini sulle difficoltà del mondo dell’informazione cattolico contenute nel suo volume “Le due chiese“, edizioni la meridiana. L’autore sottolinea infatti il rapporto difficile delle strutture ecclesiali con le grandi imprese editoriali laiche: ne hanno bisogno per rivolgersi a platee più ampie, ma poi le accusano di ridurre a slogan le proprie affermazioni. Tutto ciò, scrive Mastrofini, “senza chiedersi quanto sia chiaro e trasparente il messaggio inviato all’origine”. Viene sottolineata al contempo l’incapacità dei media cattolici di tradurre nella comunicazione i dibattiti di opinione interni al mondo ecclesiale, mostrando la vivacità dialettica e anche le diversità di pensiero che lo caratterizzano. Come non pensare che questa rappresentazione a volte forzatamente uniforme e asettica dell’universo ecclesiale abbia qualcosa a che fare con la disabitudine alla trasparenza, all’apertura e alla sincerità denunciate dal Simposio della Gregoriana.

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Oh! …Leandri

Sbuffi di oleandri esplodono ai lati dell’asfalto

Profumano di vita il tragitto nell’Urbe estiva

Segni metropolitani di selvaggia, naturale, fecondità

Perché smuovono pensieri di dolore e morte?

(Max Holabarb)

 

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I segreti della lirica raccontati da Corrado Augias (11)

Nella Norma avviene tutto regolarmente.

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Il “Cortile dei Gentili” nel contesto della “Nuova Evangelizzazione”

Uno dei temi centrali, e conseguentemente uno degli impegni più urgenti, del pontificato di Benedetto XVI è quello della cosiddetta “Nuova Evangelizzazione”.  Proprio a questo scopo il Papa ha addirittura creato un nuovo dicastero.  In vista del Sinodo che sarà dedicato al tema nel prossimo ottobre è interessante rileggere, in questo contesto, la funzione di un’altra struttura vaticana, nata sempre per volontà di Benedetto XVI. Si tratta del cosiddetto “Cortile dei gentili”, organismo creato per promuovere il dialogo con i cosiddetti “non credenti”. Una riflessione attenta credo dimostri la sua strategicità e la sua importanza cruciale proprio nel cammino della Chiesa verso la “Nuova Evangelizzazione”.  A 50 anni dall’apertura del Concilio, una Chiesa che vuole rilanciare il “primo annuncio” deve forse aprirsi ancora di più al mondo. Ecco una mia riflessione..

Il 28 giugno 2010, Benedetto XVI, durante la celebrazione dei Primi Vespri della Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo nella basilica di San Paolo fuori le mura, annuncia la creazione di un nuovo dicastero vaticano, il Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione. Scopo del nuovo dicastero, spiega il Papa nell’Omelia, sarà quello appunto di “promuovere una rinnovata evangelizzazione nei Paesi dove è già risuonato il primo annuncio della fede e sono presenti Chiese di antica fondazione, ma che stanno vivendo una progressiva secolarizzazione. della società e una sorta di eclissi del senso di Dio”. Il 21 settembre dello stesso anno, con il Motu Proprio ‘Ubicumque et semper’, Benedetto XVI crea concretamente il nuovo dicastero vaticano. E un mese dopo, il 24 ottobre 2010, chiudendo il Sinodo per il Medio Oriente, annuncia che la prossima Assemblea Generale Ordinaria, nell’ottobre 2012, sarà dedicata proprio al tema: “La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana”.

Nell’approssimarsi di questo importante avvenimento ecclesiale è utile e interessante mettere a fuoco le connessioni tra il concetto di ‘Nuova Evangelizzazione’ e l’attività del ‘Cortile dei Gentili’, una struttura, voluta dallo stesso Pontefice, la cui genesi, dalla prima proposta del dicembre 2009 alla realizzazione pratica nel 2011, si intreccia con le iniziative sopra citate.

Il 21 dicembre 2009 il Papa aveva lanciato, infatti, l’idea di un’altra struttura, destinata al dialogo con i non-credenti, il cosiddetto ‘Cortile dei Gentili’, che si concretizzerà poi nei primi mesi del 2011 con i primi incontri organizzati dal Pontificio Consiglio della Cultura a Bologna (febbraio) e Parigi (marzo). Rivolgendosi alla Curia romana in occasione degli auguri natalizi, Benedetto XVI torna con la memoria al viaggio appena svolto nella Repubblica Ceca, nel settembre 2009, e commenta con sorpresa e soddisfazione il fatto che in un Paese caratterizzato da una maggioranza di agnostici e atei la sua presenza e i suoi discorsi siano stati accolti, dalle autorità e dalla popolazione, con “cordialità”, “amicizia” e soprattutto “attenzione”. Da questa esperienza personale il Papa trae un’importante riflessione che contiene un riferimento al concetto di ‘Nuova Evangelizzazione’, seppur in chiave apparentemente antitetica. ‘Le persone che si ritengono agnostiche o atee, devono stare a cuore a noi come credenti’ afferma il Papa. ‘Quando parliamo di una nuova evangelizzazione, queste persone forse si spaventano. Non vogliono vedere se stesse come oggetto di missione, né rinunciare alla loro libertà di pensiero e di volontà. Ma la questione circa Dio rimane tuttavia presente pure per loro’. Benedetto XVI ricorda poi il suo celebre discorso al mondo della cultura pronunciato nel settembre 2008 nel ‘Collège des Bernradins’ di Parigi, in cui aveva sottolineato che la ‘ricerca di Dio’ – il ‘quaerere Deum’ -  è alla base del monachesimo occidentale e quindi della cultura occidentale. ‘Come primo passo dell’evangelizzazione – sottolinea Benedetto XVI – dobbiamo cercare di tenere desta tale ricerca; dobbiamo preoccuparci che l’uomo non accantoni la questione su Dio come questione essenziale della sua esistenza’. Da questa affermazione si può dedurre come il dialogo con atei e agnostici – che costituisce lo scopo del ‘Cortile dei Gentili’ – sia nel magistero del Papa – un ‘primo passo’ nell’ambito della cosiddetta ‘Nuova Evangelizzazione’. Un ‘primo passo’ che non riguarda però – sembra di capire – gli ambiti culturali cristiani colpiti dalla ‘secolarizzazione’, ma gli ambiti propriamente ‘atei’ o ‘agnostici’.

Proseguendo il suo discorso alla Curia, il 21 dicembre del 2009, il Papa formula esplicitamente la richiesta della creazione del Cortile. “Io penso che la Chiesa dovrebbe anche oggi aprire una sorta di “cortile dei gentili” dove gli uomini possano in una qualche maniera agganciarsi a Dio, senza conoscerlo e prima che abbiano trovato l’accesso al suo mistero (…)”. “Al dialogo con le religioni – aggiunge il Papa – deve oggi aggiungersi soprattutto il dialogo con coloro per i quali la religione è una cosa estranea, ai quali Dio è sconosciuto e che, tuttavia, non vorrebbero rimanere semplicemente senza Dio, ma avvicinarlo almeno come Sconosciuto”.

Proseguendo nella contestualizzazione della struttura del ‘Cortile’ nell’ambito della ‘Nuova Evangelizzazione’ è centrale citare il passaggio dei ‘Lineamenta’ del prossimo Sinodo, pubblicati nel febbraio 2011, che stabilisce una connessione diretta tra i due termini.

All’inizio del primo capitolo del testo, che com’è noto serve per stimolare la partecipazione di tutta la Chiesa universale al Sinodo, c’è un paragrafo, il numero 5, dedicato alla definizione del termine ‘Nuova Evangelizzazione’. Qui si si elencano alcuni fraintendimenti di questo concetto. Tra questi viene citata l’errata comprensione di ‘Nuova Evangelizzazione’ come progetto di ‘persuasione’ rivolti ai non credenti, visti come oggetto di una sorta di ‘nuovo proselitismo’. ‘Si tende a pensare – leggiamo nei ‘Lineamenta’ – che con questa definizione si operi un mutamento nell’atteggiamento della Chiesa verso coloro che non credono, trasformati in oggetto di persuasione e non più visti come interlocutori all’interno di un dialogo che ci vede accomunati dalla medesima umanità e dalla ricerca della verità del nostro esistere’. I ‘Lineamenta’ del Sinodo ricordano che si tratta di una preoccupazione sbagliata, poiché il Papa e la Chiesa sono invece impegnati proprio in questo tipo di dialogo con i non credenti, come dimostra proprio la creazione del ‘Cortile dei Gentili’. Dunque anche qui si chiarisce che questa esperienza di dialogo costituisce una sorta di premessa alla ‘Nuova Evangelizzazione’, rivolta specificamente agli atei o agli agnostici.

I ‘Lineamenta’ ricalcano in modo evidente il ragionamento di Benedetto XVI nel discorso alla Curia del 21 dicembre 2009 affermando che il ‘Cortile dei Gentili’ considerato come una struttura che mira a mantenere viva la ‘ricerca di Dio’ anche nei non credenti è un ‘primo passo’ della ‘Nuova Evangelizzazione’. “Noi credenti dobbiamo avere a cuore anche le persone che si ritengono agnostiche o atee” leggiamo nei ‘Lineamenta’ al prossimo Sinodo. “‘Esse forse si spaventano quando si parla di nuova evangelizzazione, come se loro dovessero diventare oggetto di missione. Ma la questione circa Dio rimane tuttavia presente pure per loro. La ricerca di Dio è stato il motivo fondamentale dal quale è nato il monachesimo occidentale e, con esso, la cultura occidentale. Il primo passo dell’evangelizzazione consiste nel cercare di tener desta tale ricerca. È necessario mantenere il dialogo non solo con le religioni, ma anche con chi ritiene la religione una cosa estranea”.

In un’intervista rilasciata alla Radio Vaticana nel maggio del 2012, il card. Gianfranco Ravasi, presidente del dicastero all’interno del quale è inserita la struttura del ‘Cortile dei Gentili’, si è soffermato sulla distinzione tra ‘catechesi’ e ‘primo annuncio’ per chiarire quale sia il ruolo del ‘Cortile’ in vista del Sinodo sulla ‘Nuova Evangelizzazione’.

Ravasi propone una distinzione che appartiene alla teologia già dalle origini del cristianesimo. Da un lato c’era la catechesi, e cioè l’approfondimento dei temi della fede, formulato in ambiti diversi e in tipologie diverse, ma sempre nei confronti del credente che era già nel tempio, nell’orizzonte della comunità dei credenti. Dall’altra parte c’era il ‘kerygma’ e cioè l’annuncio primario che veniva fatto nello spazio della piazza, nell’Areopago’. “Per esempio Paolo – spiega Ravasi – parla e annuncia la Resurrezione di Cristo proprio nell’Areopago di Atene, con esiti anche negativi. Ma l’importante è che la voce suoni che il cortile sia aperto a voci diverse, compresa quella che il credente proclama in una maniera netta, con un’attenzione però alla cultura dell’ambiente in cui è inserito”. “Ecco – aggiunge Ravasi – questo è il contributo che porta il ‘Cortile dei Gentili’: un contributo di ‘kerygma’. E’ cioè un primo annuncio qualificato che noi facciamo a coloro che possono ascoltarlo e essere magari anche coinvolti oppure possono semplicemente rifiutarlo”. “L’importante – conclude il porporato – è che dunque l’Anno della Fede voluto da Benedetto XVI, a 50 anni dall’apertura del Concilio Vaticano II, proprio nell’ambito della ‘missio ad gentes’ e della ‘Nuova Evangelizzazione’, non si svolga solo nello spazio sacro ma anche nella piazza e nelle vie del mondo’.

E’ interessante notare che questa definizione del ‘Cortile dei Gentili’ come ambito del ‘primo annuncio’, nel contesto della ‘Nuova Evangelizzazione’ sia ripresa dagli stessi ‘Lineamenta’ del prossimo Sinodo, nel paragrafo 19 del terzo capitolo. Qui si stabilisce proprio una successione cronologica tra ‘primo annuncio’ e ‘catechesi’. “Il primo annuncio – spiegano i ‘Lineamenta’ – si dirige ai non credenti, a quelli che, di fatto, vivono nell’indifferenza religiosa. Esso ha la funzione di annunciare il Vangelo e la conversione, in genere, a coloro che tuttora non conoscono Gesù Cristo. La catechesi, distinta dal primo annuncio del Vangelo, promuove e fa maturare questa conversione iniziale, educando alla fede il convertito e incorporandolo nella comunità cristiana”. Si chiarisce anche come, in certi casi, sia impossibile stabilire una distinzione netta tra  le due forme di annuncio dato che “frequentemente, infatti, le persone che accedono alla catechesi necessitano di vivere ancora una vera conversione”. Ragione per cui la ‘Nuova Evangelizzazione’ dovrebbe accentuare il carattere ‘kerigmatico’ degli abituali percorsi di ‘educazione alla fede’. E’ un’affermazione quest’ultima che contiene in potenza una possibile valorizzazione futura dell’esperienza del ‘Cortile dei Gentili’ e ne mostra la centralità nell’ambito di uno dei filoni centrali del magistero di Benedetto XVI che è appunto quello della ‘Nuova Evangelizzazione’.

Nelle righe successive i ‘Lineamenta’ affermano esplicitamente come l’esperienza del ‘Cortile’ sia riconducibile in quella della ‘Nuova Evangelizzazione’, allargando al massimo l’ambitodi quest’ultima. “Il compito della “nuova evangelizzazione” – spiegano i ‘Lineamenta’ – è condurre sia i cristiani praticanti che coloro che si pongono domande su Dio e lo cercano a percepire la sua chiamata personale nella loro coscienza”. “La vita quotidiana – leggiamo sempre nel paragrafo 19 – ci saprà suggerire dove identificare quei “cortili dei gentili” entro i quali le nostre parole diventano non soltanto udibili ma anche significative e medicinali per l’umanità”.

E’ appena il caso di ricordare, in conclusione, come la contestualizzazione dell’esperienza del ‘Cortile dei Gentili’ nel percorso, già avviato, del prossimo Sinodo dedicato alla ‘Nuova Evangelizzazione’, non deve però offuscare la netta distinzione tra ‘primo annuncio’ e ‘catechesi’. L’esperienza del ‘Cortile’, negli otto appuntamenti svolti finora in Europa,  – come ha affermato il card. Ravasi in una conferenza stampa il 10 maggio 2012 – sta imponendo una ‘grammatica di un dialogo paritario’ che non può esserci nell’ambito della catechesi. Certo, visto che, come sottolineano i ‘Lineamenta’  “il primo annuncio si dirige ai non credenti, a quelli che, di fatto, vivono nell’indifferenza religiosa”, c’è da pensare di nuovo che – di fronte al crescere di questa indifferenza – l’approccio del ‘Cortile dei Gentili’ possa trovare sempre maggiore fortuna nello sforzo di una ‘Nuova Evangelizzazione” della cultura contemporanea.

Fabio Colagrande, 9 giugno 2012

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