Burn Out

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BURNOUT

 

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Maturato

 

Dal tabaccaio per le figurine

poi ti accompagnavo

forse troppo poco

Anche tu riposavi sulle brandine dei poveracci

come alla scuola dei grandi ora fa lui

La festa della castagna che finì male

una maestra crudele e quella lacrima che m’indignò

Il Mago di Oz di Paul fu il primo spettacolo in giardino

poi il grembiulino a posto da solo sulla gruccia

ti accompagnavo in moto e tu dietro parlavi, parlavi

e io ti chiedevo di ripetere

Poi Frittellino e Bottom, Luca Effe e Luca Di

Problemi di popolarità presto risolti

Il basso, gli occhiali, Micia e zia

che non c’è più

All’improvviso: il miglior fratello maggiore della storia

e i voti son cresciuti, insieme alle basette

Ero in giardino quel pomeriggio, sudando e sgridando

e la tua voce adulta e tranquilla risuonava dall’aula gremita

Papà è la voce di Moci! Sì lo so, ma tu non strillare

Lei può entrare se vuole!

Grazie resto fuori

non voglio si vedano le lacrime

tesina

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Giachettino e il buon Fassino

 

Giachettino e il buon Fassino non faranno il sindachino

Poverino, Giachettino, poverello er sor Fassino

Giachettino sconfittino ora fa il deputatino e Fassino da Torino maledice l’Appendino

Giachettino col barbino e Fassino un po’ magrino, son rimasti un po’ malino a non fare il sindachino

Il Fassino è pallidino, Giachettino bruciatino (sarà stato per l’effetto del terribile raggino?)

Ooooh, son proprio due meschini i due poveri piddini e delusi e arrabbiatini ora pestano i piedini.

Uffa, uffa, uffa.. Orfini!

 

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Occhi blu

 

In fondo al letto stanco

al piano terra per non farti faticare

nel gradevole disordine di una calda casa inglese

mentre un pallido sole filtrava dal lucernario

dietro il mostro che ti soffoca il cervello

ho visto  i tuoi occhi blu profondi e vivi come il mare

e ti ho riconosciuta

per sempre

 

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Io

Io ho fatto, io sono stato eletto, io farò, io intervisterò, io ho intervistato, io andrò, io sono stato nominato, io faccio parte, io ho la responsabilità, io modererò, io interverrò, io ho detto, io pubblicherò. Io, io, io… e…. e … e… tu? Scusa forse non ti ho dato il tempo di parlare… E tu? Ma ci sei ancora? Ehiii!? Dove sei?…

Va bé, chi se ne importa. Dicevamo? Ah, sì: …io presenterò, io relazionerò, io pubblicherò, io twitterò, io condividerò, io ti taggherò, io ci sarò, non mancherò, presenzierò, vincerò, trionferò, non morirò, eterno sarò, paraponzi ponzi pò.

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Il “cattivismo”

Sento che è ormai maturo il tempo di coniare questa nuova parola. Dovrebbero sentirlo anche coloro che ormai da qualche anno se la prendono con i cosiddetti “buonisti”. Il successo inarrestabile di Trump e dei suoi imitatori ha ormai decretato la consacrazione di un atteggiamento patologico, di tipo politico, sociale e psicologico, che quindi può essere fotografato, classificato, etichettato e soprattutto diagnosticato, criticato e satireggiato.

Un po’ come tutti gli “ismi”, il cattivismo non è che il risultato di un processo che porta all’estreme conseguenze, eccedenti e dannosamente parossistiche, un comportamento inizialmente positivo. Questo nasceva dalla sana esigenza di riaffermare la necessità della fermezza, del giudizio, del rispetto delle regole e delle norme, dell’uso, in alcuni casi, della forza per opporsi al male. Si ricollegava ontologicamente alla difesa del passato, della tradizione; alla ribellione a un progressismo sfrenato che appunto annacqua la verità, confonde i piani di giudizio, allenta la reazione della legge, dimostra una cedevolezza rispetto alla violazione dell norma.

Ma mi sembra ormai chiaro che, dai pur lodevoli intenti primari, questo approccio sia degenerato oggi in un ridicolo e sterile elogio della mano forte, senza riconoscerne l’inefficacia. In un’ottusa apologia del legalismo che non ne coglie l’incapacità di rispettare il vero spirito delle leggi. E soprattutto in un’infantile necessità di disegnare sulla lavagna, continuamente, la lista dei buoni e dei cattivi. Per potersi collocare, ovviamente, sempre nella prima colonna.

Il cattivista che è in ognuno di noi attribuisce al buonismo la causa di tutti i mali senza ammettere che accogliere, discernere, dialogare richiede coraggio, cura , attenzione e e quindi una gran fatica che lui non è disposto a sopportare. Si rifugia così nei facili slogan destrorsi legati ai concetti di ordine, giustizia, pulizia, restauro delle regole, o della sacralità. E in questo ossessivo tentativo di ridurre alle sue astratte visioni mentali la realtà diventa inconsapevolmente caricaturale, proprio per il suo idealismo e la sua mancanza di pragmatismo. Certo, il cattivista è anche pericoloso, ma è soprattutto, ormai, buffo.

 

CATTIVIK

IL CATTIVISTA

 

 

 

 

 

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Prandelli

Dice, ma non ha mai vinto niente. Ecco, proprio per quello mi sembrava il più adatto ad allenare la Lazio.

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