Al limite tra poesia e teatro

– Roma teatro Argot Studio, 7 aprile 2014

Poesia e teatro non vanno facilmente d’accordo. Le operazioni di trasposizione scenica della parola poetica hanno lo stesso coefficiente di rischio di una passeggiata su un aereo pilotato da un kamikaze. Quando poi è l’autore delle poesie a trasformarsi in regista e attore, per interpretare se stesso, è meglio portarsi addirittura il paracadute. La parola scritta, capace di assumere tridimensionalità nella lettura (e rilettura) silenziosa e personale rischia l’appiattimento enfatico e lo svuotamento lirico se recitata noiosamente da un palco. Magari con troppe moine o autocelebrazioni.

 

Antonella Palermo (nativa di Campobasso, classe 1973 ma romana d’adozione), però, non ha paura di tentare il volo. Come non ne fosse l’autrice, prende con cura amorevole i suo i versi, per la maggior parte provenienti dalla raccolta ‘Le stesse parole’ (Lieto Colle, 2012) e osa l’inosabile costruendoci attorno una partitura teatrale fatta di luci, gesti, coreografie, canzoni e musica.  E così la sua parola, già di per sé capace di unire l’astratto dell’anima con la concretezza del mondo quotidiano, di fare cortocircuitare speranze trascendenti con rabbiose delusioni terrene, si trasfigura in teatro.

 

La parola si fa teatro nei monologhi surreali, onirici, che la stessa autrice srotola sul palco passeggiando irrequieta. La parola si fa teatro nella dizione impeccabile, leggera e spontanea, straordinariamente efficace di Cristina Del Sordo. Si fa teatro vivo e coinvolgente nelle canzoni  interpretate con bella voce e smaliziata verve da Tiziana De Angelis, musicate con gusto folk da Maurizio Carlini e da lui stesso eseguite alla chitarra con l’ausilio essenziale e preciso delle percussioni di Massimo Carrano. Il tutto cucito da gesti e movimenti essenziali, sobri movimenti di luce orchestrati da Luisa Monnet, e colorati dal dolce, riflessivo clarinetto di Raffaele Magrone, convincente anche come silenzioso ascoltatore, un po’ perplesso, in qualche siparietto.

 

Lo spettacolo scorre via spedito, compatto, senza sbavature, solo a volte con qualche pausa di troppo. L’autrice, anche regista, con l’ausilio di Maurizio Bovini assistente di regia, è riuscita a fondere i diversi ingredienti con un rispetto rigoroso dei tempi, un controllo assoluto di ogni momento, allestendo un’ora e un quarto di poesia sulla scena intrigante e provocante. E se a tratti la nuda densità poetica dei versi pare liquefarsi troppo nei tempi scenici, molte altre volte il gioco riesce, la scintilla si accende e la parola pensata e scritta ricrea quell’emozione che l’ha generata nel cuore di chi l’ha scritta. Si attendono le repliche.

 

Fabio Colagrande

 

al limite di me

Annunci

2 commenti

Archiviato in poesia, teatro

2 risposte a “Al limite tra poesia e teatro

  1. Pingback: Un clarinetto in scena… al limite di me | Raffaele Magrone

  2. Johna322

    Hahahahahahaha, this politics related YouTube video is really so comical, I loved it. Thanks in favor of sharing this. bkgeaeccbcke

Commenta pure, se ti va

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...